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A Sergio Leone scritto il 18 giugno 2009 La polvere si alza feroce contro il tuo volto graffiandolo e lacerandolo, asportando cellule di pelle. Polvere alla polvere, cenere alla cenere. A stento fessure come occhi guardano l'orizzonte arso al sole abbandonato da un dio impietoso e mai misericordioso. Ti ha atteso ore ed ore, ti ha cercato, ti ha atteso giorni e giorni, ti ha trovato, ti ha atteso anni ed anni. Ma Adesso. Adesso non conta più. I due sguardi, i sguardi di te e di lui, dalle fessure degli occhi si contendono come sparvieri in una spianata di ossa affilate come rasoi. Un'armonica come unico sottofondo di questo mondo, possibile, vero, immaginario, unico, il mondo del west. Sergio Leone è il padrone del regno, il San Pietro del genere con strette in mano le chiavi. L'armonica suona forte ancora e ancora, la tua pelle vibra tutta attorno a quello sguardo che ancora fiero mantieni. E' l'ora. Mezzogiorno, la tua ombra è calpestata dai tuoi stessi piedi, presagio di more? L'armonica. Poi il suo suono che finisce e non hai neanche il tempo di afferrare l'arma nella fondina. Freddo metallo che un calore ti scalda da sotto l'ascella fino alle ginocchia, poi lo senti, lo sparo, arriva, troppo tardi catturato tuoi sensi, lo senti, lo sparo ed il calore, tutto quel calore. Lo senti. E ti accasci. Tra la polvere. Polvere sul viso. Sergio Leone da lì sù ti guarda e sorride, forse solo lui può capirti, lui che quel mondo così possibile, vero, immaginario, unico l'ha creato. Sergio per sempre nel mio e nei nostri cuori.
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