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Recensione Libro: Omero, Iliade scritto il 09 aprile 2009 L'Iliade di Alessandro Baricco è un'Iliade semplice. Tutto qui. C'è stata molta polemica a riguardo, a volte probabilmente sterile ma generalmente utile a spolverare uno scrigno prezioso come l'opera cantata di Omero. L'operazione inoltre è perfettamente coerente con il lavoro dello scrittore torinese e la sua attività di barbarizzazione della cultura, ovvero renderla appetibile ad una nuova platea di utenti, un esercito sterminato di consuma-youtube-distratti e constantemente impiegati su più fronti (multi-tasking), ai quali l'artificio retorico o l'originalità , intesa come ricerca della radice più vera, sono mero ostacolo per un consumo usa e getta, rapido, assimilabile di ciò che vedono, ascoltano, cercano e trovano. Menelao, come un leone affamato che si imbatte nel corpo di un cervo e lo divora. Pensò che era giunto il momento di vendicarsi dell'uomo che gli aveva rubato la sposa. E saltò a terra dal carro, impugnando le armi. Paride lo vide e gli tremò il cuore. Tornò indietro, in mezzo ai suoi, per sfuggire alla morte. Come un uomo che vede un serpente e subito balza ali' indietro, e trema, e fugge, pallido in volto. Così lo vedemmo scappare.
La prima delle attività di rielaborazione del testo è l'eliminazione da parte di Baricco delle divinità rilegate al semplice ruoto di oggetti di venerazione da parte degli uomini. Sono proprio gli uomini ad emergere in tutta la loro tragica lotta feroce e spietata, crudele quanto vera. Un'altra operazione è stata l'eliminazione della terza persona, viene così eliminato il cantore, sostituito da ventuno monologhi di protagonisti della vicenda di Ilio. Come al solito pregevole l'edizione feltrinelli. |
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